Youtube è al momento la piattaforma per il video sharing più diffusa e popolare. Da una parte permette all’utente di caricare e gestire i video con una semplicità impressionante: quindi upload, quick capture, editing al volo, oltre che estrema semplicità nella gestione delle playlist, delle quick list e dei preferiti. Dall’altra, è un potentissimo mezzo di condivisione: oltre all’embedding, abbiamo ovviamente commenti, video-commenti e rating, active sharing e un eccezionale capacità di far comunicare tra loro i canali dei diversi utenti. Un mezzo potentissimo in mano ad appassionati creatori di contenuti per “fare community”.
Ma è sempre la scelta migliore? Altre piattaforme sopperiscono a certi limiti di YT, ed andrebbero sempre prese in considerazione, specialmente se si ha in mente un vero e proprio “canale”, dedicato a pubblicazioni frequenti e massicce, comunque non occasionali, e si hanno determinate esigenze, che Youtube non è in grado di soddisfare.
1) Dimensioni e durata del file.
Youtube impone un limite massimo per le dimensioni del file: 100 megabyte. E inoltre un limite di durata: al massimo 10 minuti. E’ vero che un video può sempre essere “spezzetato” e pubblicato in “parti”, ma se un buon numero dei filmati parte verrà penalizzato da questi limiti, tanto vale scegliere un’altra piattaforma, come Google video o Blip.tv.
2) Branding.
In tanti casi è un’equazione che non regge, ma per molta gente Youtube è sinonimo di produzioni dilettantistiche e di scarsa qualità. Il logo e lo stesso player di Youtube, per quanto personalizzato, possono facilemente suscitare quest’impressione, a prescindere dall’effettivo contenuto del video.
Se vogliamo essere sicuri che le nostre produzioni non siano percepite come amatoriali, e dobbiamo evitare che in qualsiasi modo venga messa in dubbio la qualità della produzione, sarà il caso di valutare anche altri servizi, ad esempio Brightcove o Vimeo
3) Advertising.
Succede sempre più spesso che produzioni a livello prosumer (amatori capaci di realizzare produzioni di qualità) raccolgano un successo di pubblico tale da poter generare introiti pubblicitari. Se si vogliono sfruttare queste risorse è meglio affidarsi a Brightcove o Blip. Queste due piattaforme da un lato garantiscono una gestione puntale degli spazi pubblicitari all’interno dei video, con possibilità di inserire minispot all’inizio e alla fine del filmato, oppure banner in overlay; dall’altro si basano su un modello di revenue sharing, in virtù del quale trattengono una parte degli introiti.
4) Ricevere User Generated Content sul canale.
Se vogliamo permettere ai nostri visitatori o utenti di uploadare a loro volta un video sul nostro canale, Youtube non è certamente la piattaforma giusta. Per accettare sul nostro canale video generati dagli utenti, dovremo ricorrere a Brightcove o Magnify.
Visto che l’argomento è di grande interesse, non solo per blogger e videomaker, comincerò al più presto una serie di post per parlare di ognuna di queste piattaforme, soffermandomi sulle specifità che in molti casi le rendono preferibili a You Tube. Ma ovviamento le alternative sono numerose anche rispetto a quelle che ho citato in questo post: voi che servizi usate? e perchè?










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Beh, ultimamente gli sviluppi dello user generated content si stanno vedendo anche sul territorio nazionale. Ne è testimonianza un progetto web italiano come the blister project(www.blisterproject.com), totalmente UGC che approda su una televisione commerciale come AllMusic(www.allmusic.tv/blister).
Potrebbe essere una valida alternativa?