Questioni tecniche e giuridiche a proposito del peer-to-peer

Idee

Quattro persone, denunciate per aver scaricato e condiviso a scopo di lucro opere protette dal diritto d’autore, rischiano multe milionarie.
In questo articolo su Repubblica si legge anche che il file sharing di opere di cui non si detengono i diritti è punito dalla normativa italiana anche se non avviene a scopo di lucro.
In paricolare secondo la legge sul diritto d’autore (Legge 633/1941) :

chi scarica semplicemente rischia una sanzione amministrativa di 154 euro in base all’art 174 ter;

chi condivide (in termini giuridici si chiama “abusiva immissione”) senza alcun specifico fine commette un reato punibile con la multa fino a 2.065 euro e le sanzioni amministrative accessorie (un minimo di 103 euro per ogni file condiviso abusivamente).

Ma come funzionano i software (client) per la condivisione peer-to-peer?

Quando effettuiamo una ricerca con Emule per esempio, il server a cui Emule è connesso restituisce una lista di file corrispondenti alla nostra ricerca. Questi file non si trovano sul server, ma nel disco rigido di altri utenti che come noi sono connessi alla rete di file sharing che stiamo utilizzando e a loro volta utilizzano un client per condividere i file su questa rete. Quando avviamo il download, il nostro client scarica parti diverse dello stesso file dal disco di utenti diversi. Non solo: una parte del file può essere scaricata anche da un utente che non possiede quel file per intero, perchè per esempio non ha ancora ultimato il download.

Come si legge su Edonkey2000:

Il Client Z ha tutte le parti del File 1.
I Client W,X e Y vogliono tutti scaricare il File 1. Poiché i Client X e Y hanno parti diverse del File 1 possono non solo ottenere il file da Z, ma anche cominciare ad inviarsi parti di files tra di loro. Questo consente al file di diffondersi in modo molto più veloce senza usare solo la banda del Client Z. Il Client W può cominciare a scaricare il file anche se la fonte del file ( Client Z ) non ha più banda sufficiente per inviare il file.

Per questo motivo mentre effettuiamo un download molto probabilmente abbiamo cominciato un upload: una parte (di quella parte) del file che stiamo scaricando è stata probabilmente richiesta da un altro utente. Mentre noi scarichiamo una parte del file da Z, l’utente Y ha cominciato a scaricarne una da noi.

La condivisione è praticamente automatica, e inizia insieme al download.

Se pure, quando abbiamo finito di scaricarlo, togliamo il file dalla cartella in cui si trovano i file da condividere, lo abbiamo già condiviso per tutto il tempo necessario a completare il download.

La norma che punisce chi scarica semplicemente con una sanzione amministrativa di 154 euro a chi può essere applicata?
Nel momento in cui qualcuno inizia a scaricare un file, e quindi inizia a condividerlo, rientra automaticamente nell’altra norma, quella della abusiva immissione, e di conseguenza commette un reato punibile con la multa fino a 2.065 euro e le sanzioni amministrative accessorie?
Qualcuno di voi sa rispondere a queste domande?

Resta ancora una possibilità, comunque: configurare se possibile il client in maniera da impedire l’upload. Limitarsi al download, senza nessuna condivisione dei file (e delle parti di file) che risiedono nel nostro hard disk. Non saremmo ancora nella legalità (l’opera sarebbe sempre protetta dal diritto d’autore), ma rischieremmo soltanto una sanzione di 154 euro.

A livello di sistema, sarebbe un’ecatombe. Se tutti si comportassero in questo modo, alla lunga, non ci sarebbero più file in condivisione, e non avrebbe senso parlare di file-sharing.
È questo il fine ultimo, la ratio, come si dice, della norma?
Può essere, d’altronde il file-sharing di opere protette è un comportamento illegale, e in qualche modo l’obiettivo della legge sarebbe proprio quello di estirpare una pratica illegale.
A proposito delle sanzioni abnormi, e del fatto che possano in alcuni casi essere applicate tanto a chi ci guadagna, tanto a chi invece scarica senza fini di lucro, Daniele Minotti parla di norma folle e legge demenziale.
Riformare e razionalizzare le norme sulle sanzioni renderebbe sicuramente la legge più efficace, certo. Ma è questo che vogliamo?
Oppure abbiamo bisogno di una legge che prenda atto di un costume, e lo inquadri all’interno di una normativa chiara il cui intento non sia quello di estirpare un’erbaccia, quanto piuttosto quello di definire i limiti di una risorsa tecnologica potentissima, un medium che può danneggiare alcuni, ma contribuisce alla crescita - pardon - culturale di molti?

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